Beaulard
frazione di Oulx

 

Dati amministrativi

Stato

Descrizione: bandieraItalia

Regione

Descrizione: Piemonte – stemmaPiemonte

Provincia

Descrizione: Torino – stemmaTorino

Comune

Descrizione: Oulx – stemmaOulx

Territorio

Coordinate

Descrizione: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/55/WMA_button2b.png/17px-WMA_button2b.png45°02′40″N 6°47′30″E / 45.044444°N 6.791666°E / 45.044444; 6.791666Coordinate: Descrizione: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/55/WMA_button2b.png/17px-WMA_button2b.png45°02′40″N 6°47′30″E / 45.044444°N 6.791666°E / 45.044444; 6.791666 (Mappa)

Altitudine

1.175 m s.l.m.

Abitanti

201 residenti

Altre informazioni

Cod. postale

10056

Prefisso

0122

Fuso orario

UTC+1

Localizzazione

 

 



INDICE:
 

  1. UN  PO’  DI  STORIA

  2. DOVE  SI  TROVA

  3. IL  NOME

  4. Il  “PATOUA”  ED  I  TOPONIMI

  5. IL COSTUME  TRADIZIONALE  FEMMINILE

  6. LE  FESTE  E  LA  CUCINA  DELLE  TRADIZIONE

  7. QUALCHE  RICETTA  DELLA  TRADIZIONE

  8. BEAULARD  PERSONAGGI  DEL  PASSATO

  9. DA  VISITARE

  10. ELENCO DEI MURALI

 

UN  PO’  DI  STORIA

Beaulard è stato un Comune indipendente fino al 1929, prima di passare sotto la giurisdizione di Oulx. Le tracce primitive del villaggio risalgono all’XI secolo, ma se ne può supporre l’esistenza già in precedenza: sembra infatti che la chiesa principale sia stata ricostruita, dopo la distruzione da parte dei Saraceni; questo confermerebbe l’esistenza di un centro abitato prima di questa occupazione straniera (che avvenne nel X secolo).

Il paese subì naturalmente i vari eventi storici del territorio: il dominio romano, l’occupazione saracena, la liberazione da parte di alcune famiglie nobili della regione; una certa autonomia in quanto appartenente all’Escarton di Oulx; il governo francese dalla seconda metà del XIV secolo ed il passaggio sotto la monarchia dei Savoia nel 1713.

Da sempre la valle di Susa era stata una via di transito anche per gli eserciti che si muovevano da un versante all’altro delle Alpi, provocando distruzioni e violenze: ma proprio questo essere “via di passaggio” permise anche alla nostra Valle di assimilare conoscenze numerose e svariate.

 Fino a circa il 1960 gli edifici di Beaulard occupavano la sola parte più elevata del territorio (il toponimo pé d’Bioulà si riferisce appunto alla base del vecchio centro) e qui si trovano tuttora le costruzioni più antiche; la zona più in basso era invece riservata ai pascoli ed alle coltivazioni, che si estendevano anche oltre la Dora, nel territorio oggi occupato dall’autostrada.

 Dopo quella data, con la costruzione degli impianti per lo sci e con lo sviluppo turistico, la zona occupata dagli edifici si è estesa fino al torrente, alla ferrovia ed alla strada statale; un residuo del paesaggio originario in questa parte è la pineta.
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DOVE  SI  TROVA
Frazione del Comune di Oulx, il piccolo paese di Beaulard è situato sulla sponda destra della Dora di Bardonecchia, a metà strada fra questo centro e quello di Oulx. La chiesa parrocchiale, nella parte più elevata del villaggio, è a 1218 m. di altitudine. Il centro abitato si trova ai piedi della Grande Hoche, (il termine oshë in patouà significa depressione, avvallamento), montagna che raggiunge i 2800 m. circa. Essa è costituita da rocce dolomitiche, dove l’erosione ha determinato un aspetto particolarmente scosceso e verticale.

Nella Dora si gettano quattro torrenti: Rio della Sanità, Rio Croubière, Rio San Giusto e Rio Shampeiroù, provenienti dalle valli adiacenti..

Tre motivi spiegano la scelta di questo luogo per l’insediamento originario: la necessità di essere abbastanza fuori mano rispetto alle incursioni che percorrevano la valle; l’importanza di conservare il versante della montagna di fronte (Jafferau), esposto a Sud, per destinarlo all’agricoltura (soprattutto frumento); l’opportunità di mettersi al riparo sia dai venti di Nord Ovest che soffiano nella zona bassa della vallata sia dai rischi di piene della Dora.

Strettamente legati a Beaulard sono i piccoli centri di Puy e Chateau, entrambi raggiungibili in auto.
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IL NOME

Molte ipotesi cercano di spiegare l’origine del nome “Beaulard”: dalla parola latina betularium (luogo delle betulle); dal francese beau lac; e soprattutto dall’antico popolo dei Belaci, che abitavano queste montagne prima della dominazione romana (il nome di questo popolo è scolpito anche sull’arco di Augusto a Susa).

La realizzazione della seggiovia e  degli altri impianti di risalita fino ai piedi della Grande Hoche provocò profondi cambiamenti nella vita del paese: con l’avvento del turismo, la costruzione di case per vacanze, la nascita del campeggio e di alcune attività commerciali, l’economia tradizionale —  fondata su agricoltura ed allevamento — andò scomparendo.

Questa rivoluzione economica e sociale ebbe però una battuta d’arresto intorno al 1990, quando a causa di una serie di situazioni e di speculazioni — gli impianti sciistici vennero abbandonati: il paese finì allora per perdere anche questa sua più recente identità di centro di turismo invernale e gli rimase il semplice ruolo di villaggio satellite rispetto alle altre stazioni di montagna adiacenti (Bardonecchia, Sauze d’Oulx).

Oggi Beaulard si presenta come un luogo di villeggiatura frequentato da molte famiglie e propone alcuni nuovi e significativi ”valori aggiunti”: l’atmosfera calma e rilassante, il graduale abbellimento del centro storico anche con la ristrutturazione di molti edifici (fra i quali l’antico forno comunale), il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale e delle proprie tradizioni (gastronomia, abbigliamento, patouà, mestieri…). Molto di tutto questo si deve all’iniziativa privata, al sostegno delle Amministrazioni comunali, alle attività dell’”Associazione Agricola Turistica Beaulard”, da anni impegnata in questa direzione.
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Il  “PATOUA”  ED  I  TOPONIMI

La parlata tradizionale di Beaulard è una variante locale della lingua occitana. L’occitano, noto per la sua diffusione nella Francia meridionale e nelle valli a sud-ovest del Piemonte, risulta derivato dall’insieme gallo-romanzo delle lingue neolatine, a cui appartengono anche il francese del Nord (“langue d’oïl”) ed il “franco-provenzale”.

L’Alta Valle di Susa, fino a Chiomonte territorio delfinale, a stretto contatto economico e culturale con i montanari al di là delle Alpi, costituisce quindi una sorta di propaggine linguistica dell’Occitania francese, al punto che ancora oggi è facile comunicare in patouà con gli anziani di Plampinet o di Nevache (sul versante opposto della Grand Hoche).

L’interesse degli ultimi decenni verso i dialetti tradizionali, insieme alla “Legge sulla Tutela delle Minoranze Linguistiche” del 1999, hanno dato impulso a numerosi studi, pubblicazioni ed eventi nel settore.  A Beaulard l’attenzione verso il proprio patouà si è manifestata, per esempio, con la realizzazione dell’”Alfabetiere” (calendario 2000), con la raccolta dei toponimi (una minima parte dei quali è presentata nel calendario 2003), con l’allestimento ogni anno del “Presepe occitano” dotato di didascalie in dialetto, con la denominazione delle fontane e la pubblicazione di un itinerario di visita, con la realizzazione di alcuni murali dotati di didascalie in patouà…

Per far conoscere alcune semplici espressioni di uso comune, citiamo: “Bounzhoù” (buongiorno), “Bounvéprë” (buonasera), “Arvéi” (arrivederci), “Bounzhoù bounàn” (augurio di capodanno), “Bouna Sharanda” (buon Natale), “La vai?” (va bene?), “Mersì” (grazie).

Uno sguardo rapido ai toponimi ci porta a nominare “Bioulà” (Beaulard), “Riou ‘d Sen Zhu” (torrente San Giusto), “Shaté” (Chateau), “la Gléizë” (la chiesa), “’l Pœi” (il Puy), “la Via Foursha” (biforcazione tra via San Giusto e via delle Scuole), “la Noiréttë” , “Pé ‘d Bioulà”, “la Zhiroundë”, “Pra dou Rei”, “la Plasë”, “’l Piné”…..

Alcune ulteriori indicazioni si possono trovare nello stampato “Passeggiando tra le fontane”.
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IL COSTUME  TRADIZIONALE  FEMMINILE 

Un tempo tutte le donne del paese possedevano il costume, che spesso veniva fatto confezionare in occasione delle nozze e che veniva indossato in tutte le ricorrenze importanti: le domeniche, le varie festività religiose e le cerimonie; in queste occasioni si usavano i costumi più belli, quelli con l’abito in tessuto di lana fine, lo scialle di seta, il copricapo ricco e raffinato. Per tutti i giorni le donne indossavano un costume più semplice, con tessuto più grezzo, scialle di lana e cuffia in cotone trapuntato.

L’abito, generalmente nero o marrone, era costituito da un corpetto aderente, aperto fino alla vita; la gonna ampia, con una ricca arricciatura nella parte posteriore. Elemento essenziale del costume era lo scialle: di forma quadrata ed arricchito da lunghe frange, veniva ripiegato lungo la diagonale per formare un triangolo; la perfetta pieghettatura della parte centrale era determinante per l’effetto estetico dell’insieme; una volta indossato, esso veniva raccolto e fissato all’allacciatura del grembiule. A seconda dell’occasione e della solennità si indossava uno scialle di colore diverso: bianco per il matrimonio, per le feste della Madonna, per il Natale; viola per la Quaresima; nero per il lutto. Anche il grembiule della festa era di seta e spesso si intonava alle tinte dello scialle. Altri componenti importanti erano il pizzo bianco (disposto intorno al collo sotto l’abito), il collarino di velluto nero abbellito da un fermaglio, il doppio nastro di seta nera (fissato al collarino e pendente sulla schiena), la croce portata al collo (d’oro o d’argento, generalmente acquistata a Briançon). La cuffia delle grandi occasioni, per lo più bianca e di tessuto fine (tulle o lino), fittamente pieghettata ed inamidata, era fissata su un copricapo sottostante di tessuto più rigido.

Oggi alcune famiglie possiedono ancora il costume tradizionale ed è ripresa la consuetudine, per qualche ragazza, di sfoggiarlo in occasione della festa patronale.
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LE  FESTE  E  LA  CUCINA  DELLE  TRADIZIONE

Sono rimaste due le feste importanti ed ancora fortemente sentite a Beaulard: quella dedicata al Santo Patrono e quella di San Giusto. Patrono del paese è San Michele Arcangelo, che – nel calendario – è ricordato l’8 maggio ed il 29 settembre; gli abitanti scelsero fin dal passato la data primaverile, essendo questo ancora un momento di relativa libertà dai lavori agricoli a cui era necessario dedicarsi senza interruzione nei brevi mesi estivi. Fino a non molti decenni fa la festa di San Michele rappresentava, infatti, non soltanto una delle pochissime occasioni di svago per i beaulardesi, ma anche un momento fortemente comunitario, in cui l’intera popolazione - iniziando l’attesa ed i preparativi molto tempo prima – avvertiva il senso della propria identità. Abiti “della festa” (per le donne spesso il costume tradizionale), funzioni religiose, pranzi speciali, bevute, musiche, balli…, il tutto per almeno due giorni!

Diverso per alcuni aspetti, ma altrettanto sentito è il 2 luglio, giorno di San Giusto: la cappella dedicata alla “Visitazione di Maria Santissima” si trova a 1865 metri di altitudine e si raggiunge quella mattina (in passato completamente a piedi) per la funzione religiosa ed il successivo pranzo all’aperto, sul pianoro chiamato “Clo Balòou”, da dove si gode un’ampia vista della valle e delle montagne circostanti. La cappella vi fu costruita, completamente addossata ad una roccia, per ricordare un momento della vita dei santi Giusto e Flaviano (leggenda o storia?), quando cioè essi dall’abbazia della Novalesa si rifugiarono proprio in questo luogo per sfuggire ai massacri operati dai Saraceni; e di qui discesero nuovamente per affrontare il martirio.

Piuttosto semplice, dunque, il menu dei pellegrini a San Giusto; molto più ricco e svariato quello del pranzo di San Michele. Ma che cosa propone la cucina tradizionale di Beaulard? Pochi prodotti di base, niente sprechi, molta fantasia della cuoca: ecco allora, fra i piatti più tipici, la “soupë grassë” (teglia al forno con fette di pane o grissini, formaggio e brodo), la “tourta d’erba” (torte alle verdure dell’orto), la “tupinà” (crema di formaggi misti), i “goffres” (sorta di piadine dalla caratteristica forma), la “tartë” (dolce a base di uova, zucchero e latte), la “fioca” (dolce a base di bianco d’uovo montato a neve).
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QUALCHE  RICETTA  DELLA  TRADIZIONE

La "soupë grassë": in una teglia capiente imburrata adagiare, in vari strati, fette di pane raffermo (o grigliato) e pezzi di formaggio (tradizionalmente si disponeva della sola "toma"); bagnare il tutto con buon brodo e mettere in forno a gratinare. Oggi si prepara spesso la "soupë" usando, al posto del pane, i grissini; inoltre si utilizzano vari tipi di formaggio a piacere. Ma è chiaro che, in passato, questa ricetta era la soluzione  più adatta per impiegare i prodotti locali senza sprechi!

La "tartë": sei uova, un litro di latte e cinque o sei cucchiai di zucchero sono gli ingredienti per questo dolce molto semplice; sbattere le uova, aggiungere latte e zucchero e versare il tutto in una teglia, la cui dimensione le permetta di essere inserita in un'altra teglia più capiente: infatti la cottura in forno dovrà avvenire "a bagnomaria", a media temperatura, per circa un'ora, finchè la crosta superiore non avrà assunto un colore caramellato. Il risultato avrà la consistenza di un budino.
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BEAULARD  PERSONAGGI  DEL  PASSATO

Marc Joseph Chalier

Nacque a Beaulard nel 1747 da una famiglia benestante. Occupato inizialmente nel commercio e trasferitosi a Lione, si impegnò con passione nel nuovo corso politico rivoluzionario e giacobino, che lo vide sostenitore rigoroso anche a scapito dei concittadini: si racconta che egli negò risolutamente l'aiuto ad un Frazet di Beaulard, destinato alla condanna, con le parole "Toi comme tous les autres!". Ma le contrapposte vicende rivoluzionarie fecero anche di lui una vittima della ghigliottina, il 17 luglio 1793.

La storiografia - di stampo conservatore - lo propone in termini poco benevoli, anche se da altre fonti fu denominato "le Dieu Chalier" ed i suoi resti divennero oggetto di un'autentica devozione popolare.

L'antica "casa Chalier", ai piedi della chiesa parrocchiale di Beaulard, aveva un aspetto imponente, con i caratteri tipici della casaforte; la ristrutturazione recente, che l'ha trasformata in un complesso condominiale, ha conservato pochi elementi originari, quali l'ampio portone sul lato est e la bifora sovrastante.  

(per un ritratto di M.J.C. vedi "Alta e bella Valle di Susa", giugno 1999, p. 19)
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DA  VISITARE

  • Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo (secolo XI)

  • Cappella detta “della Pietà” (secolo XVII)

  • Antico forno comunale

  • Percorso delle fontane

  • Percorso dei murali (vedi sotto)

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ELENCO  DEI  DIPINTI  MURALI  (presenti al 15/08/2010)

  1. Via delle Scuole, Antico Forno Comunale: “Il pane viene portato al forno per la cottura” (lato sinistro ingresso)
     

  2. Via delle Scuole 14  (interno a sinistra piazzaletto ex scuola elementare): “Colori nel bosco” (“Couroù di ‘l bô”): ribes, mirtilli, rose selvatiche, rododendri, genzianelle, lamponi, violette, fragole, funghi (con denominazioni in patouà)
     

  3. Via Cotolivier:

    • al n. 2: arco con genzianelle

    • al n. 1: lunetta su portone con fiori vari

    • al n. 6: parziale lunetta su portone con fiori blu e gialli

    • al n. 13: decorazione laterale portone con fiori rossi

    • al n. 3: lunetta e laterali porticina
       

  4. Via St. Etienne 15 e piazzetta antistante:   

    • fontana “Le donne alla fontana lavano e chiacchierano”

    • quadro “Camoscio” (“Meizoùn ‘l shamoù”)

    • quadro finestrina in alto a sinistra: “Gerani” (su legno)

     

  5. Via Gironda n. 12: quadro con lavanda e decorazioni finestre
     

  6. Via Punta Arbour: 

    • al n. 2: lunetta su portone con fiori rosa e blu

    • al n. 3: “La forzhë”, edificio dell’antica officina del fabbro, cartiglio con fiori ed attrezzi del mestiere

    • serie fiori su finestre e porte
       

  7. Via Chateau 12: cartiglio “Neuiréttë” (toponimo) con fiori vari
     

  8. Via  delle Scuole (interno, di fronte al n. 14)

    • quadro  "Pascal e l'Irene i meisoùna ou Cro"

Sono in progetto altre realizzazioni (centro storico e zona Canton)

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